Dear Mother
di Theodor Solin
13', 2025, Drammatico, Svezia
Con Dear Mother, Theodore Solin compone un dramma intimo, sospeso tra silenzi e sussurri, in cui ogni gesto si fa eco di un dolore arcaico, stratificato nella memoria e nel corpo. Julius fa ritorno a casa e scopre che Albert, affittuario e nuovo compagno della madre, ha preso possesso della sua stanza e del suo posto nel cuore materno. Nulla, ormai, gli appartiene più.

«Puoi essere lì per me?» il verso che Albert canta si insinua come una lama sottile nell'animo smarrito di Julius, facendo vibrare una ferita mai rimarginata: un'eterna sospensione tra passato e presente, tra il bisogno di appartenenza e il rifiuto. I suoi traumi lo spingono a rincorrere l'eco di un'infanzia perduta, di un calore materno negato. Tutto culmina nel finale: Julius corre nudo verso il prato, stringendo tra le mani la gamba artificiale della madre, simulacro di un amore perduto che incarna assenza e legame. Gridando «sono vivo!» impone la sua estrema dichiarazione d'esistenza, una rivendicazione di sé nel cuore di un mondo che non gli offre più certezze, se non un' ultima possibilità.
[ Desirée Quintiero ]

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