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Come il cibo ci ricorda che siamo vivi

2025-10-14 13:20

Carolina Pernigotti

Lungometraggi,

Come il cibo ci ricorda che siamo vivi

Tre Ciotole – Articolo di Carolina Pernigotti, 14 ottobre 2025

Tre Ciotole

di Isabel Coixet

120', 2025, Drammatico, Spagna – Italia

«L’uomo è ciò che mangia», scriveva Ludwig Feuerbach. Ognuno di noi l’ha probabilmente sentita almeno una volta nella vita, ma forse non l’abbiamo mai capita a pieno. Per Marta, la protagonista di Tre ciotole, almeno è così.


Il nuovo film di Isabel Coixet è tratto dall’omonimo libro di Michela Murgia e porta sullo schermo una delle dodici storie contenute al suo interno. Marta (Alba Rohrwacher) ha un rapporto malsano col cibo, mangia solo perché sa che ne ha bisogno per sopravvivere. Antonio (Elio Germano), al contrario, trasforma la cucina in un atto d’amore, tanto da scegliere di fare lo chef per professione.

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I due sono molto diversi, eppure si amano alla follia, almeno fino a quando le loro divergenze non collidono in maniera irreversibile. Ma la rottura passa in secondo piano quando Marta scopre di avere un male incurabile e allora tutti i dubbi e i perché si annullano. Il cibo torna al centro del suo mondo: le tre ciotole vinte al supermercato diventano simbolo di un rituale nuovo, un modo per riappropriarsi della vita.


Prima Marta era come Sisifo con il suo macigno: «Perché mangiare se domani sarò di nuovo affamata?»


Tuttavia, la malattia le dona una nuova prospettiva e questa azione prima meccanica e senza senso si trasforma in gesto consapevole. La materia stessa diventa spirituale, come suggeriva Feuerbach con la sua gastroteologia, «il divino è nel corporeo»: nel corpo che si nutre, soffre, si rigenera. Modificando il suo rapporto col cibo, Marta altera anche il suo legame con la vita, che forse più che essere spiegata va vissuta. La malattia predispone altresì la donna all’incontro, creando e rinnovando relazioni con personaggi disparati: con sua sorella (Silvia D’Amico), con l’imbranato professore di filosofia innamorato di lei (Francesco Carril) e addirittura con un cartonato della star coreana Jirko.

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Fra gli attori esiste una chimica lampante che restituisce, senza didascalismi, l’autenticità e la naturalezza di queste interazioni. La regia accentua l’atmosfera intima scegliendo un formato 4:3, che rimanda nostalgicamente ai film in pellicola, e permette di concentrarsi sui primi piani degli interpreti e sulle loro espressioni. 

La città di Roma, a sua volta, con i suoi suggestivi scorci sul Tevere e le viuzze nascoste, non è solo sfondo, ma un’entità viva sulla quale Marta riversa le sue sensazioni.
 

Più che interrogarci sul nostro rapporto con la morte, Tre ciotole sembra domandare quale sia quello che abbiamo con la vita. Di fronte al dolore l’uomo si domanda perché?, ma forse, più che cercare risposte, dovrebbe continuare ad andare avanti nonostante: nonostante le difficoltà sono ancora qui e respiro e amo e…mangio.

[Carolina Pernigotti]

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