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Il Maestro: recensione del film con Pierfrancesco Favino

2025-11-16 15:45

Martina Sofia Licata

Lungometraggi,

Il Maestro: recensione del film con Pierfrancesco Favino

Il Maestro – Articolo di Martina Sofia Licata, 16 novembre 2025

Il Maestro

di Andrea Di Stefano

125', 2025, Drammatico,  Italia

Presentato fuori concorso a Venezia ’82, Il Maestro è l’ultimo film diretto da Andrea Di Stefano – anche co-sceneggiatore insieme a Ludovica Rampoldi – che torna qui a collaborare con Pierfrancesco Favino dopo L’ultima notte di Amore (2023).


Il tredicenne Felice (Tiziano Menichelli) sembra avere un solo obiettivo: diventare un campione di tennis. Tutta la sua vita ruota intorno a questo traguardo: quel che mangia, l’ora in cui va a dormire, il ritmo e il metodo degli allenamenti, sono interamente pensati in funzione della vittoria. Suo padre (Giovanni Ludeno), ingegnere gestionale della SIP, lo allena da sempre in modo metodico e rigoroso, conducendo una vita di sacrifici economici e riponendo ogni aspettativa nel successo del figlio. Quando Felice vince i regionali, arriva il momento per il ragazzo di essere seguito da un maestro con «esperienza sul campo» (Pierfrancesco Favino), che lo accompagni nei tornei nazionali.

 

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Un percorso che si trasforma progressivamente nel vero baricentro del film, il viaggio interiore dei due personaggi. In Felice, soprattutto, questa dimensione prende la forma di un conflitto che non riguarda più soltanto il tennis, ma il modo stesso di stare al mondo: continuare a vivere secondo le rigide regole del padre, facendo della difesa il proprio schema dominante, oppure iniziare ad attaccare, a decidere la direzione del gioco. 


Restare sui binari o ribellarsi? 


Il ragazzo vive il conflitto sia dentro di sé sia nel confronto col maestro Raul Gatti che, in questo viaggio dolceamaro, fa i conti con il passato e con le sue fragilità. 

 

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Il regista tratteggia Raul Gatti come un personaggio divertente, affabile, carismatico e, allo stesso tempo, fragile, solo un po’ incrinato. È un sorriso con le lacrime agli occhi, protetto da occhiali da sole e polsini. L’espressività di Favino restituisce in modo efficace la complessità del protagonista, animato da una profonda fragilità, che però non scalfisce una certa ironia, che interviene nella narrazione per ricordare di non prendersi mai troppo sul serio. 

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Il Maestro cattura un viaggio di crescita, rispecchiamento e scelte: iniziato come una corsa verso la vittoria, il percorso si dimostra essere una scoperta di sé attraverso il rapporto con l’altro. I protagonisti, inizialmente distanti ed estranei, lasciano gradualmente spazio alla costruzione di un legame profondamente umano, quasi familiare. Felice tocca con mano il sapore della libertà e Raul, lasciando entrare finalmente qualcuno nella sua solitudine, riesce dolorosamente a sciogliere i suoi irrisolti. 

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