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Giovani Madri, una catena interrotta

2025-11-22 00:47

Giulia Galbiati

Lungometraggi,

Giovani Madri, una catena interrotta

Jeunes Mères – Articolo di Giulia Galbiati, 22 novembre 2025

Jeunes Mères

di Jean-Pierre e Luc Dardenne 

104', 2025, Drammatico,  Belgio-Francia

C’è Perla che vorrebbe crearsi quella famiglia perfetta che non ha mai avuto.

 

C’è Julie che lotta contro le ricadute della tossicodipendenza.

 

C’è Jessica che insegue disperatamente una madre che non la vuole.

 

C’è Ariane che con scrittura infantile intesse un legame con l’adulta che la sua bambina diventerà e che forse non conoscerà, e c’è Naïma che segue il sogno di salire (letteralmente) sul treno che la porterà all’indipendenza economica.

Ognuna lotta da sola ma all’interno di una maison maternelle, una casa famiglia riservata alle giovanissime madri.

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Ispirato, come dichiarano gli stessi autori, a La strada della vergogna di Kenji Mizoguchi (1956) per la coralità della messinscena e la tossicità della situazione familiare di provenienza, l’eccezionalità di Jeunes mères consiste nel coraggioso tentativo delle giovanissime donne di rompere quel circolo continuo di rabbia e risentimento che permeava le loro madri - e probabilmente le loro nonne - e si riversava inevitabilmente su di loro. Cesura che con determinazione pongono anche scegliendo nuovi punti di riferimento, spesso esterni alla famiglia, assistite da una comunità di giovani educatrici.

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Le madri e le educatrici interrompono, come eumenidi eschilee, un ciclo di abusi e disperazione che avrebbe potuto proseguire all'infinito, sono goffe ma arrivano ad essere responsabili, sanno cosa vogliono trasmettere o cosa vogliono che venga trasmesso ai loro figli, sanno cosa non vogliono che subiscano i loro bambini, hanno un’idea precisa di futuro, non si vergognano di ciò che sono. Tutto si può fare, in una comunità in cui ciascuno ha il proprio ruolo (emblematiche in questo senso le scene dei turni in cucina), mentre risultano quasi assenti - se non dannose - le figure maschili.

 

Con la consueta camera a mano, a tratti neorealista, che segue passo passo i personaggi senza giudicarli («un film non è un tribunale») i Dardenne puntano dunque questa volta sulla fiducia nelle giovani e nel loro senso di responsabilità, con la speranza di un futuro migliore.

Ça ira.
 

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