The Smashing Machine
di Benny Safdie
123', 2025, Azione-Biografico-Drammatico, Stati Uniti
Davanti al Gravitron, la grande attrazione rotante del luna park, Mark Kerr (Dwayne “The Rock” Johnson) tiene gli oggetti della fidanzata. Ha scelto di non salire sulla giostra a causa dei suoi problemi di stomaco. «If you can’t handle it don’t go» gli viene detto. «Se non ce la fai non andare»: non salire sulla giostra, o – nel caso di Kerr – non salire sul ring, non farti coinvolgere ancora in quella relazione.
The Smashing Machine, nuovo film di Benny Safdie, racconta la storia delle MMA (arti marziali miste) e nello specifico la vita di Mark Kerr, dalle lotte sul ring ai conflitti con la fidanzata Dawn (Emily Blunt, strepitosa). Con questo film, Benny replica l’operazione compiuta col fratello Josh per Diamanti grezzi (2019): prendere un attore/showman che siamo abituati a vedere in produzioni commerciali e renderlo protagonista di una storia più cruda e autoriale.

Con The Rock, però, il risultato è meno sorprendente di quello ottenuto con Adam Sandler, sia per il percorso che accomuna la star col soggetto che interpreta, sia perché la sua prova attoriale non entusiasma quanto quella di Sandler nei panni del gioielliere di Uncut Gems.
A dirla tutta, la storia di The Smashing Machine non è poi così distante da quelle di tanti altri classici film sportivi hollywoodiani: la parabola dell’astro nascente che incontra le prime difficoltà, sia dentro che fuori dal ring, è qualcosa di certamente già visto.
L’audacia di Safdie sta proprio nell’atto di girare il film oggi, nel 2025, con questo cast e con un elemento che è stato spesso marginale nel genere: l’abuso di sostanze. In questo caso si tratta di antidolorifici, oppiacei dai quali Kerr è dipendente, al punto da non poter più vivere e combattere senza.
Il contrasto tra la dipendenza e la figura positiva di Johnson è potente e molto efficace, almeno inizialmente. Di contro, alcune insicurezze dell’attore (o del regista?) lo portano a sottrarsi all’occhio della macchina da presa nei momenti più difficili, e la scelta di omettere la riabilitazione lascia delle perplessità.
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La regia di Safdie, che gli è valsa il Leone d’argento a Venezia, è frenetica e mette in risalto la figura di The Rock. Il suo fisico imponente riempie l’inquadratura, la camera a mano lo pedina per le stanze mentre, febbricitante, cerca gli antidolorifici. L’uso della shaky camera e degli zoom funziona soprattutto nelle scene di vita familiare, dove il film assume in tutto e per tutto la forma di un reality televisivo dedicato alla coppia. Il punto forte, infatti, è senza dubbio Emily Blunt: la sua interpretazione è eccellente sotto ogni aspetto, sorprendente come riesca a oscillare tra l’amorevole figura di supporto e la manipolatrice tossica senza alcuna incertezza. Nel confronto con Dwayne Johnson, il divario fra i due attori si fa ancora più evidente, specialmente negli accesi litigi dalle escalation sempre più rapide.
In conclusione, The Smashing Machine è un gradito ritorno al genere sportivo senza alcuna volontà di rivoluzionarne la struttura. L’ottima regia valorizza il protagonista in un ruolo impegnativo ma nelle sue corde, mentre Emily Blunt si guadagna lo spotlight con una performance magistrale.

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