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Gioia Mia - un'estate particolare

2025-12-10 23:42

Giulia Galbiati

Lungometraggi,

Gioia Mia - un'estate particolare

Gioia Mia– Articolo di Giulia Galbiati 10 dicembre 2025

Gioia Mia

di Margherita Spampinato

90', 2025, Drammatico, Italia

Si preannuncia catastroficamente noiosa l’estate del giovanissimo Nico, ospite di un’anziana zia in Sicilia, tra santini e croci, mobili antichi, caldo asfissiante, nessun amico e soprattutto niente wi-fi.


Inizialmente chiuso in se stesso, oltre che dentro casa, Nico imparerà a coltivare quella noia con la curiosità, aprendosi a nuove amicizie, scoprendo chi si cela dietro i misteriosi spiriti che aleggiano nella casa e riceverà la rivelazione di un segreto che cambierà per sempre il suo rapporto con la zia.
 

Così diversi, anagraficamente e geograficamente (Nico viene dal nord mentre la zia Gela - un’Aurora Quattrocchi di rara precisione emotiva - è siciliana) i due protagonisti dopo le prime schermaglie e incomprensioni si riconosceranno ciascuno nel dolore – così uguale – della perdita di una persona cara.


Nel cortile di casa Nico conoscerà Rosa, che sembra impersonare la bambina con il pallone in mano del famoso scatto di Letizia Battaglia,  imparerà a prendersi cura, a cucinare, a chiedere scusa.

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Come le giornate di Nico anche il film ingrana piano piano, da un iniziale silenzio che sembra seguire i movimenti interiori del protagonista a un commento musicale appena accennato e che sfocerà poi in un tripudio di gioia tra le onde del mare nella bellissima scena finale.


Tra rimandi tematici a Ettore Scola (le lenzuola stese in terrazza di Una giornata particolare) ed echi di Archibugi e Torre - per non dire Truffaut -, la regista esordiente Margherita Spampinato abbassa la telecamera all’altezza del piccolo protagonista a cui finiamo per aderire tutti, come spettatori, perché tutti siamo stati bambini, tutti siamo stati parcheggiati da una zia o una nonna per l’estate, tutti ci siamo sentiti fuori posto lontano da casa.

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Indimenticabili e adorabili le amiche di zia che portano in fila indiana i dolci per il lutto (di un cane? Certo! l’amore è amore – il migliore inno queer è detenuto dalle nonne) o tentano di riappacificare i due bambini come registe teatrali di quel faticosissimo cimento che è la giovinezza.
Ma sono personaggi anche le tovaglie antiche, le tende, i tavoli e gli armadi troppo alti, gli interni ripresi con una fotografia calda come la nostalgia dell’infanzia. 
 

Un film che si colloca per chi scrive a pieno titolo tra i più attenti e delicati racconti di formazione degli ultimi anni.

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