Wake Up Dead Man
di Rian Johnson
144', 2025, Commedia/Drammatico/Thriller, USA
Padre Jud Duplenticity (Josh O’Connor), un giovane prete cattolico appena uscito dal seminario, viene inviato nella sperduta parrocchia di ‘Nostra signora della Fortezza’ per prendere servizio come assistente di Monsignor Jefferson Wicks (Josh Brolin), carismatico e temuto per le sue tremende omelie. Durante la messa del Giovedì Santo, Monsignor Wicks muore misteriosamente davanti ai suoi fedeli e a padre Jud che verrà accusato di essere il colpevole.
Toccherà all’infallibile detective Benoit Blanc (Daniel Craig) indagare su questo omicidio perfetto che porta con sé gli echi biblici del risveglio di Lazzaro.

Con Wake Up Dead Man, Rian Johnson mette in scena l’ultimo episodio della trilogia dedicata a Benoit Blanc, investigatore privato di sua creazione già indimenticabile protagonista di Knives Out (2019) e Glass Onion (2022).
Anche in questo film, Johnson mostra di avere una grande padronanza dei mezzi a sua disposizione, a partire proprio dagli attori in scena. Un cast stellare, armonizzato alla perfezione grazie a una sceneggiatura minuziosa e a personaggi credibili nelle loro peculiarità incredibili, aspetto necessario per ogni sospettato di murder mistery che si rispetti.
Tra la cupa perpetua Delacroix (Glenn Close), l’infantile scrittore di romanzi di fantascienza Lee Ross (Andrew Scott) e il depresso dottore con la moglie fedifraga Nat Sharp (Jeremy Renner), tutti meritanti di menzioni d’onore, a farla da padrone sono i due preti protagonisti: padre Jud di Josh O’Connor e Monsignor Wicks di Josh Brolin non solo mostrano le due diverse facce della Chiesa cattolica, divisa tra le speranza nel Nuovo Testamento e l’inflessibilità dell’Antico, ma rappresentano due visioni diverse e radicalmente opposte della vita. Nelle scene della confessione, i due parroci si scontrano ballando sul ring verbale come fossero pugili professionisti, in un incontro senza esclusione di colpi che ha in palio la verità della fede cattolica.

E la ricerca della verità è anche l’obbiettivo di Benoit Blanc, vestito come sempre con uno stile impeccabile, che si aggira alla ricerca di indizi nelle magnifiche ambientazioni della storia. Tra queste, impossibile non citare la splendida Chiesa di ‘Nostra signora della Fortezza’, costruita in uno stile neogotico americano che rimanda alle ambientazioni dell’americano Edgar Allan Poe, e il curioso bar ‘Il Diavolo’, agghindato con arredamento e suppellettili a tema infernale.

La grande abilità di Johnson, autore anche della sceneggiatura, sta nella capacità di tradire qualsiasi aspettativa, giocando con gli stereotipi triti e ritriti del whodunnit, inventando allo stesso tempo elaborazioni e riletture che forniscono al genere nuova linfa vitale.
La sua regia, calibrata al secondo scena dopo scena, si muove come un’ enorme lente d’ingrandimento, soffermandosi sui set alla ricerca di particolari, tralasciando, o nascondendo volutamente, gli indizi più importanti. In questo, Johnson è riuscito a far sua l’antica arte degli illusionisti di mostrare apertamente allo spettatore qualcosa di inutile nascondendo ciò che invece conta veramente. E infatti lo stesso Wake Up Dead Man, travestito come un murder mistery godibile che si mangia le sue quasi due ore e mezza di durata, nasconde dentro di sé importanti domande sulla nostra società e sul ruolo che la fede ricopre, intesa non solo in senso prettamente religioso, ma anche e soprattutto politico.
In un presente dove a farla da padrone sono la rabbia e la legge del più forte, la fede portata in scena da padre Jud ci ricorda che non serve essere persone religiose per fare la cosa giusta.

%20(2).png)

