Confini, Canti
di Simone Massi
10', 2025, Animazione, Italia
In "Confini, canti", Simone Massi attraversa la Storia con il suo segno inciso e resistente, trasformando il piazzale della Transalpina di Gorizia in una soglia della memoria europea. Luogo di separazione tra Italia e Slovenia che si fa spazio di frontiera, nel senso più profondo: territorio nato per l’incontro e continuamente riconvertito dalla Storia in zona di sopraffazione. È da questa ambiguità che il film prende forma.

Presentato alla 40ª edizione della Setimana Internazionale della Critica (SIC) a Venezia, “Confini, canti” rifiuta la narrazione tradizionale e procede come un flusso unico di immagini, suoni e silenzi. Passato e presente si intrecciano senza soluzione di continuità, come se il tempo storico non fosse mai davvero concluso, ma continuasse a esercitare una pressione sul presente.
Massi, attraverso l'incisione minuziosa del suo tratto, scava la memoria come gesto etico prima che estetico. Ogni secondo corrisponde a otto tavole disegnate a mano: circa 5000 tavole per soli dieci minuti di film. I pastelli a olio, stesi e poi graffiati, creano una profondità unica, un contrasto tra luce e ombra, tra visibile e invisibile, non solo incarna il trauma storico, ma suggerisce anche la bellezza fragile della memoria.

Passi, vento, voci lontane e canti evocati costruiscono un paesaggio acustico di forte tensione documentaria. Il sodalizio con Stefano Sasso e Loris Cericola è centrale nel dare corpo a un racconto che unisce Storia e storie, luoghi e vite.
La tragedia resta spesso fuori campo: la violenza non è mostrata, ma suggerita. In questo spazio vuoto si apre una dimensione poetica che permette al dolore di respirare senza essere cancellato. Il confine diventa così simbolo di tutte le divisioni umane, ma anche della possibilità di attraversarle, nella memoria, nella Storia e nello sguardo di chi osserva.

%20(2).png)

