Avatar - Fuoco e cenere
di James Cameron
195', 2025, Azione/Avventura/Drammatico, USA
La famiglia Sully, straziata dal dolore per la morte del primogenito Neteyam, decide per volontà di Jake (Sam Worthington) di abbandonare il clan Metkayina, imbarcandosi con una carovana di mercanti volanti. Durante la traversata, il convoglio viene attaccato da un gruppo di corsari Mangkwan, una tribù di Na’vi particolarmente bellicosa che venera il fuoco, e la famiglia è costretta a dividersi.
Pedinati dal colonello Quaritch (Stephen Lang), alleatosi con la temibile Varang (Oona Chaplin), capa dei Mangkwan, i Sully dovranno cercare nuovamente di difendere le vie dell’acqua dalla rapacità umana, impedendo che la colonizzazione di Pandora arrivi ad un punto epocale di non ritorno.
Il nuovo episodio della saga campione d’incassi diretta dahttps James Cameron riporta in sala la mitologia coloniale contemporanea delle storie epiche e delle grandi battaglie, riuscendo, anche grazie ad una delle migliori CGI in circolazione, ad immergere completamente lo spettatore nello stratificato mondo di Pandora.
Qui, come già avvenuto per The Way of Water, si sceglie di puntare sul background narrativo, che resta l’asse portante del racconto, mentre la trama procede per variazioni su schemi già noti al franchise, senza introdurre vere fratture narrative. Fire and Ash riprende consapevolmente snodi già attraversati dalla saga – dalla prigionia di Spider alla ricorrente sopravvivenza in extremis di Quaritch – lavorando per amplificazione più che per sorpresa. Anche la battaglia finale ricalca le dinamiche di The Way of Water, spostandole su una scala più ampia, come se Cameron fosse interessato meno a inventare nuovi conflitti che a riscrivere gli stessi archetipi.

La novità più interessante di questo capitolo è rappresentata dai Mangkwan, il ‘popolo della cenere’, e dalla loro Tsahik Varang. Questo clan, che abita in una landa desolata piena di cenere e vulcani, ha infatti deciso di allontanarsi dalla luce di Eywa, divinità benefica di Pandora, divenendo una sorta di gruppo rinnegato.
Al contrario degli altri popoli visti fino ad adesso, che hanno sempre scelto di combattere secondo vie di guerra stabilite, i Mangkwan non solo appaiono più feroci, ma rimangono completamente rapiti dalla superiorità tecnologica degli umani in campo militare, tanto da stringere un’alleanza con Quaritch.
Visti gli evidenti parallelismi tra il mondo di Avatar e la conquista delle Americhe da parte degli europei, i Mangkwan sono un richiamo a tutti quei gruppi di nativi che hanno deciso di schierarsi a fianco dei colonizzatori, divenendone preziosi alleati.
Questi nuovi nemici portano con se l’eco di quelle pellicole western che raccontano le contrapposizioni tra gruppi diversi di nativi americani. In particolar modo, le corte capigliature dei Mangkwan, i tatuaggi, le urla di
guerra e la pratica di raccogliere gli scalpi dai nemici, sembrano rifarsi agli Uroni, gli avversari di Hawkeye ne L’ultimo dei Mohicani (Mann, 1992). La loro spietatezza in combattimento e la conoscenza profonda di Pandora li rendono avversari più temibili degli umani, questi ultimi anche in questo film ottusi e incapaci di comprendere un mondo che percepiscono solo come un albero della cuccagna da cui trarre guadagno.
Al netto dei possibili déjà-vu, qui in veste di variazioni sul tema, il nuovo Avatar convince ampiamente sul piano tecnico.
Le scene d’azione sono girate con una sorta di caoticità razionale, la macchina da presa è in grado di spostarsi dall’alto dei cieli alle profondità marine senza mai far perdere il filo di quello che viene mostrato. Allo stesso modo, Cameron è riuscito anche in questo film a mettere in scena un pianeta che appare vivo in tutti i suoi diversi biomi e nel quale non è difficile perdersi completamente.

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