28 anni dopo: il tempio delle ossa
di Nia DaCosta
110', 2026, Horror, USA-GB
A 28 anni dall’apocalisse virale che ha trasformato il Regno Unito in una landa desolata infestata da zombie, il giovane Spike (Alfie Williams), cresciuto in un villaggio di sopravvissuti, viene suo malgrado raccolto dai Jimmy, un clan di violenti satanisti che fa capo al carismatico leader Sir John Jimmy Crystal (Jack O’Connell).
Seguendo i precetti del loro credo deviato, i Jimmy percorrono l’Inghilterra spargendo orrore e violenza, partecipando attivamente ad una spasmodica ricerca del male che li porterà fino ai confini dell’inferno.

Il nuovo episodio della celebre saga zombie riparte esattamente dalla fine di 28 anni dopo, approfondendo le storie dei personaggi precedentemente introdotti, come il dottor Ian Kelson (un magistrale Ralph Fiennes), e mettendone in scena altri nuovi e temibili.
Il film non sembra risentire del cambio di regia da Danny Boyle alla giovane Nia DaCosta, che riesce, nonostante un budget più basso, ad infondere ritmo alla narrazione e a girare alcune scene memorabili, a discapito dei virtuosismi molto cari al regista inglese.
Incastrandosi perfettamente nel solco tracciato dal cinema zombies degli anni ‘70, la penna di Alex Garland riesce a mettere in scena un mondo post-apocalittico crudo e verosimile, che appare ingegnosamente ispirato alle leggende e alle peregrinazioni dei cavalieri arturiani.

Lontano dalle immagini urbane dei primi film, i 28 anni dopo, prediligono infatti un’ambientazione più rurale, immersa nel verde rigoglioso che ha ormai coperto il precedente dominio cementizio degli umani. La caduta della società moderna ha provocato un ritorno ai vecchi valori del passato, ora necessari per la sopravvivenza nel futuro. I pochi insediamenti rimasti intatti sono lontani gli uni dagli altri e protetti da alte mura; si combatte di nuovo con archi e frecce, le celebri armi del medioevo inglese, e il bosco, che tutto ammanta, torna ad essere uno spazio oscuro dove si nascondono pericoli, animali feroci, cavalieri giganti e
stregoni. Si tratta della rinascita zombie del medioevo britannico, lo spazio delle nuove leggende che si costruiscono sui vecchi archetipi atavici come la sete di vendetta, il riscatto dalla colpa e la ricerca di qualcosa che dia senso alla vita, e quindi alla morte.
Proprio il cupo esistenzialismo divide il film in due visioni del mondo contrapposte e cariche di precisi elementi rituali: da una parte l’impianto fondamentalista e schizoide dei Jimmy, presunti demoni non più umani che comunicano solo con torture e soprusi, e dall’altra l’ateismo scientifico del Dr. Kelson, druido ancestrale che ha deciso di non barattare la sua umanità anche di fronte alla fine del mondo e che tratta con sensibilità anche gli infetti. Queste due posizioni, apparentemente così differenti, sono in realtà le due facce dell’umanità, messe in luce con straordinaria chiarezza proprio nel momento di maggiore disperazione, ovvero quello che segue la catastrofe definitiva.

Invece di pensare ad una possibile ricostruzione che tenga conto degli errori del passato, una parte degli umani preferisce continuare impunita il ciclo di morte e distruzione responsabile del cataclisma. Lo scontro finale tra le volontà avverrà all’interno del suggestivo tempio delle ossa, l’enorme ossario costruito da Kelson che diventerà il palco per il pirotecnico concerto heavy metal alla fine dell’apocalisse.

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