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Marty Supreme

2026-01-26 14:03

Tommaso Rubechini

Lungometraggi,

Marty Supreme

Marty Supreme - Articolo di Tommaso Rubechini 25 gennaio 2026

Marty Supreme

di Josh Safdie 

149', 2025, Biografico/Drammatico/Sportivo, USA

Nella caotica New York del secondo dopoguerra, il giovane Marty Mauser (Timothée Chalamet) lavora come commesso nel negozio di scarpe dello zio; la sua vera e bruciante passione è però il ping pong, sport ancora poco seguito negli Stati Uniti, ma nel quale si distingue giò come virtuoso. Convinto di poter competere per il titolo mondiale e diventare il volto del tennis-tavolo americano, Marty riesce, in modo rocambolesco, a mettere da parte i soldi necessari per la partecipazione al torneo e vola quindi alla volta del Regno Unito, dando inizio a una forsennata corsa verso la vittoria.

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Ispirato alla figura realmente esistita del giocatore di ping pong Marty Reisman, il nuovo film di Josh Safdie sembra completare, insieme a Good Time (2017) e ad Uncut Gems (2019), una sorta di trilogia ideale incentrata su una rilettura postmoderna dell’ american dream. I protagonisti di questi tre film infatti sono tutti concentrati in una tensione nervosa e spasmodica verso un punto di arrivo che non si esaurisce nella semplice realizzazione di un sogno, ma tende al raggiungimento costante di un chiaro vantaggio materiale ed economico. Nella scrittura di Safdie, che è anche co-sceneggiatore, il ‘sogno americano’ non è un qualcosa che può prescindere da una felicità mortalmente terrena. I dollari dei suoi film, continuamente rubati, persi, guadagnati e scommessi in un vortice ossessivo, sono sia il mezzo che il punto di arrivo del viaggio. 

 

Lo stile di regia ritorna su alcuni precisi punti di forza già diventati marchio di fabbrica dell'autore: primo tra tutti il ritmo martellante, merito anche di un montaggio sincopato che ricorda per certi versi i film di gangsters scorsesiani. La macchina da presa sembra non stare mai ferma, con una continua altalena tra close-up claustrofobici sui volti dei personaggi e inquadrature di più ampio respiro durante le partite di ping pong, sport pacifico per definizione, che lo stile di ripresa trasforma in uno sport quasi da combattimento. Gli atleti, che si muovono nel costante avanti e indietro intorno al tavolo da gioco per seguire la pallina, finiscono per rassomigliare a tiratori di scherma che combattono con le racchette al posto dei fioretti. 

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Il Marty Mauser a cui da vita Timothée Chalamet, forse al suo miglior ruolo in carriera, è un personaggio per certi versi deprecabile. Un manipolatore compulsivo deciso a passare sopra tutto e tutti, ma abile in tutto quello a cui si presta, dal vendere scarpe al dare consigli non richiesti sul set di un teatro. È la rappresentazione umana del dopoguerra americano: una forza vitale galvanizzante la cui più grande qualità è forse proprio quella di riuscire sempre a far fare agli altri ciò che a lui serve, probabilmente perché riesce a farli sentire vivi e parte di un qualcosa più grande di loro.
Per Marty il ping pong non è una semplice ossessione, è qualcosa di più, una missione umana, il vero motivo per cui abita questa terra, come sarà lui stesso a ripetere alla sua amica d’infanzia Rachel (Odessa A’zion). La pasta di cui è costituito il giovane è quella di grandi personaggi del calibro di Alessandro Magno o l’Ozymandias (Ramses II) cantato da Percy Shelley, percepiti e rappresentati come le incarnazioni di un periodo storico di cui sono allo stesso tempo prodotto e motivo primo di progresso.

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Proprio in quanto veicolo della novità che avanza, il giovane Marty, che nel film ha poco più di vent’anni, è sempre al centro di aperte dinamiche conflittuali con gli adulti, a partire dalla madre (Fran Descher), da cui ha imparato la manipolazione, fino al criminale Ezra (Abel Ferrara) e al magnate delle penne a sfera Rockwell (Kevin O’Leary). Saranno proprio questi rappresentanti del mondo cancellato dalla guerra a divenire i suoi principali antagonisti e in grado di mettergli costantemente i bastoni tra le ruote, non riuscendo forse a capire completamente i reali motivi che animano la sua ricerca di grandezza.

Alla fine della corsa, l’ultimo duello di Marty Supreme si combatterà su più piani diversi ma estremamente simili: da una parte il piccolo tavolo da ping pong, luogo di strategia e precisione, e dall’altra il piano sconfinato del tempo, dove si gioca la partita della vita.

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