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Conan – Per la (ri)costruzione di un mondo meraviglioso

2026-02-12 17:13

Giulia Galbiati

Lungometraggi,

Conan – Per la (ri)costruzione di un mondo meraviglioso

Conan - Articolo di Giulia Galbiati 12 febbraio 2026

Conan il ragazzo del futuro

di Hayao Miyazaki

Serie TV, 1978, Animazione, Giappone

2008. Un’esplosione elettromagnetica causata dell’uomo provoca lo spostamento dell’asse terrestre e il conseguente allagamento di quasi tutte le terre emerse. Vent’anni dopo, su una delle isole rimaste, vive l’undicenne Conan con quello che lui chiama nonno e che altri non è che una delle persone che avevano tentato di fuggire dalla Terra anni prima e che lì avevano fatto naufragio.
 

Grazie a un’inaspettata fonte d’acqua, la generazione successiva alla catastrofe è riuscita a sopravvivere e Conan ne è il diretto e unico discendente. Come scoprirà presto, altre terre sono rifiorite, ma su una di queste ha preso il potere il malvagio Repka, la cui unica mira è quella di espandere il suo dominio tecnocratico e dittatoriale alle isole vicine. 

 

Sull’isola di High Harbor abita invece Lana, che essendo la nipote dell’unico scienziato che possiede preziose informazioni sull’energia solare, è continuamente inseguita dagli aiutanti di Repka, che vorrebbe utilizzare quell’energia per i suoi scopi personali.

Le avventure prendono il via quando Lana viene trovata sulla spiaggia dell’isola di Conan, che decide di aiutarla a fuggire e a distruggere Indastria, la potente città-fortezza guidata da Repka. 

Conan come la sua comunità di appartenenza vive di e con la natura, pesca, corre a perdifiato, mentre Indastria è un ammasso di ferro e aridità, erede di quella tecnologia che aveva causato la catastrofe ecologica.

 

Tra svariate scoperte, fughe e inseguimenti rocamboleschi, Conan troverà gli amici che lo aiuteranno a rifondare un nuovo mondo nella speranza di un futuro pacifico e solidale.

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Esce per la prima volta in sala in questi giorni la versione montata degli ultimi tre episodi di questa serie giapponese di fine anni ‘70, trasmessa in Italia nei primi anni ‘80 e ritrasmessa poi nel ’95, tratta dal romanzo The incredible tide di Alexander Key, ma con un finale più speranzoso.


Se la dicotomia natura-artificio e la demonizzazione dell’industria – e in parte della modernità – sono più che lampanti e saranno poi sempre presenti nella filmografia di Miyazaki, da Nausicaa della valle del vento in avanti, più originale è il richiamo all’impegno collettivo e alla presa di coscienza e responsabilità verso un mondo che gli uomini delle generazioni precedenti hanno contribuito a distruggere.


Conan e i suoi amici non potrebbero essere più diversi, ma proprio la singolarità di ciascuno si esprime al meglio nella comunità in cui ognuno trova il proprio valore e il proprio specifico ruolo, in modo da far funzionare in perfetta armonia l’ingranaggio.

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Una serie audace, potente e con momenti delicatissimi, come quando Conan vede riflesso se stesso in uno specchio e forse per la prima volta prende coscienza di sé o quando sperimenta l’altro da sé nell’amico Gimsey, e ricca di immagini visivamente suggestive, come le vedute dei relitti tecnologici circondati dal mare o le distese di carrarmati arrugginiti - monito contro ogni guerra -, le bellissime scene sott’acqua e l’erba che cresce sulle ferraglie, immagini che poi rivedremo ad esempio in Laputa o in Ponyo.

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Mentre il mondo andava avanti a spron battuto, Miyazaki sembrava proporre una decrescita felice, e forse riguardandolo oltre quarant’anni dopo, non aveva tutti i torti.


Peccato aver lasciato un po’ in sospeso il dettaglio distopico dei prigionieri politici di Indastria, marchiati a fuoco e costretti a rimanere all’oscuro degli sconvolgimenti terrestri, rinchiusi nei sotterranei; così come il sistema di punteggi assegnati a ciascun lavoratore al servizio del regime, approfondimento che però sarebbe forse piaciuto agli adulti più che ai bambini - i ragazzi del futuro - cui giustamente e programmaticamente la serie si rivolgeva. 

 

Repka che pensa ciecamente a conquistare High Harbor mentre la terra trema e la catastrofe incombe non può non ricordare noti presidenti che abbandonano trattati internazionali per prepararsi alla conquista di nuove rotte possibili grazie al cambiamento climatico. 

 

Caro Conan, quanto ci manchi.

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