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Scream 7 - Nostalgia slasher

2026-03-02 16:37

Tommaso Rubechini

Lungometraggi,

Scream 7 - Nostalgia slasher

Scream 7 - Articolo di Tommaso Rubechini 2 marzo 2026

Scream 7

di Kevin Williamson

114', 2026, Horror/Thriller, USA

Nella piccola cittadina di Pine Groove, Indiana, la pluri-sopravvissuta agli attacchi di Ghostface, Sydney Prescott (Neve Campbell) sta provando per l’ennesima volta a vivere una vita normale. Lavora in una caffetteria e si è sposata con Evans (Joel McHale), lo sceriffo locale, da cui ha avuto una figlia, Tatum (Isabel May), chiamata in onore della sua vecchia migliore amica uccisa dal killer imbronciato. Una misteriosa videochiamata da parte di Stu Macher, uno dei due assassini del primo Scream, ritenuto deceduto, metterà in allerta Prescott, scatenando una nuova ondata di sangue e violenza. Dopo i quattro capitoli originali diretti dal grande Wes Craven ed i due film del 2022 e 2023, girati dall’ottima coppia Bettinelli-Olpin/Gillett, il nuovo capitolo dell’amatissima saga slasher viene affidato a Kevin Williamson, sceneggiatore della prima tetralogia. Il film subisce importanti cambiamenti già in fase di produzione, con la fuga di Melissa Barrera e di Jenna Ortega, le sorelle Carpenter, che avevano dovuto difendersi dai nuovi attacchi dei Ghostface newyorkesi.

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Williamson decide di tornare alle origini della saga, spostando l’ambientazione a Pine Groove, la più classica delle città suburbane dove tutti si conoscono e dove non potrebbe mai succedere niente di pericoloso (assioma pronto ad essere puntualmente smentito fin dai tempi dell’Halloween di Carpenter).

 

Siamo lontani dai vicoli bui e dai grattacieli della Grande Mela, che Bettinelli-Olpin e Gillett erano riusciti a rendere imprevedibili e pericolosi recuperando non solo la tradizione dei serial killer urbani, come il Figlio di Sam o il Nightstalker, ma anche tutto un filone di cinema crime e neo-noir che aveva scelto New York come suo imprescindibile palcoscenico. Il massiccio utilizzo della pioggia che bagna le strade, il rischio per gli abitanti di diventare vittime casuali dei Ghostface, l’incapacità di potersi fidare di qualcuno e la capacità per il killer di sparire tra la folla. 

Tutto viene messo da parte senza troppe cerimonie, e dimenticato.

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Williamson si fa portavoce di un vero e proprio revival dei primi film, (emblematica in questo senso la scena finale con i deep-fake di tutti i precedenti killer) ma manca della forza innovativa e della cattiveria necessaria a far funzionare l’operazione. Il coltello di Ghostface, pericolosamente affilato per più di trent’anni, appare adesso con una lama di gomma, come nella prima scena del film ambientata nel bnb a tema Stab, forse l’unica scena riuscita nel film.

 

A farla da padrona, insieme ad una trama senza mordente che non viene salvata nemmeno dallo smascheramento finale alla whodunit, è una fotografia piatta e fastidiosamente luminosa. I nuovi innesti del cast, complice anche la sceneggiatura, non risultano interessanti e non riescono nemmeno a ricordare lontanamente i gruppi di giovani protagonisti dei film precedenti. Il passaggio di testimone tra la vecchia guardia e le nuove leve non trova compimento, e a salvare il tutto rimangono solo Sydney Prescott, Gale Weathers (Courtney Cox), e i due gemelli Meeks-Martin (interpretati rispettivamente da Jasmine Savoy Brown e Mason Gooding), di gran lunga i più ispirati e interessanti tra i giovani di Pine Groove.

Scream 7, nella sua volontà di tornare ai vecchi fasti, finisce per scordarsi di chi è veramente. Manca completamente tutta la forza alla critica sociale che aveva fatto la storia del primo film. Non basta, in questo senso, abbozzare un paio di scene sui temi caldi del momento, come IA o i deep-fake, che potevano essere usati in modo molto più interessante.

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Sono assenti anche i classici riferimenti ironici agli stereotipi horror, se si esclude un piccolo monologo di Mindy Meeks-Martin a metà film. Qui gli stereotipi sono al massimo inseriti nella scrittura del film, senza ragionamenti meta-cinematografici che possano rileggerli in chiave post-moderna, e anche le scene di tensione risultano viste e riviste senza particolari guizzi, se non un paio di morti particolarmente cruente. In quanto ultimo episodio di una saga slasher leggendaria, il ritorno di alcuni personaggi non può che provocare un certo sentimento di nostalgia, ma questa da sola non può bastare a salvare un film fiaccao già in partenza.  

Forse, anche per Ghostface, è arrivato il momento di appendere il cappuccio nero al chiodo.

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