The Drama
di Kristoffer Borgli
106', 2025, Romantico, 2026
The Drama di Kristoffer Borgli è il terzo lungometraggio del regista ed esplora temi a lui cari e ricorrenti, tra tutti le contraddizioni umane che emergono con forza quando si entra in relazione gli uni con gli altri. Proprio come in Sick of Myself, il lungometraggio precedente di Borgli, i due protagonisti del film sono una coppia: Charlie (Robert Pattinson) ed Emma (Zendaya). Se nel film precedente il regista analizza il narcisismo radicato all’interno della coppia composta da Thomas e Signe, qui invece tenta di riflettere su quanto poco conosciamo le persone più vicine a noi, un po’ alla “Perfetti Sconosciuti” ma in puro stile norvegese.
C’è da dire che se in Sick of Myself Borgli riusciva a fare una critica sociale aspra e ben riuscita dei tempi moderni e della nostra voglia di metterci in mostra, cosa che in The Drama non è in grado di comunicare con altrettanta potenza. Sin dall’inizio il tema appare forte e chiaro: la relazione di Charlie e di Emma è idilliaca, ma è nata ed è stata costruita su alcune bugie bianche, bianche certamente, ma pur sempre bugie. I due si stanno
per sposare ma tutta la loro intesa viene distrutta da una rivelazione sconcertante di Emma riguardo al suo passato: quando era al liceo aveva pensato di pianificare una sparatoria di massa nella sua scuola. Chiaramente non portò mai avanti il piano, ma solo l’averlo pensato getta Charlie in una spirale di paranoie e paura.

La premessa è certamente interessante, ci porta a riflettere se condannare una persona per aver avuto un pensiero tanto terribile, oppure perdonarla sapendo che nulla è mai accaduto.
Il problema sorge a partire dallo sviluppo dei personaggi: il tumulto interiore provato da Charlie è plausibile e abbastanza ben delineato, mentre il personaggio di Emma risulta piatto e con poche sfumature. Questo la fa apparire come una mera funzione nella storia di Charlie, un mostro senza alcuna possibilità di sincerità o redenzione.
Al contrario, in Sick of Myself, per quanto le azioni della protagonista fossero altamente discutibili, venivano giustificate visto il terribile carattere del fidanzato Thomas, che però era anche una personificazione del profondo disprezzo che lei provava per se stessa.

Proprio il fatto che il personaggio di Emma sia così poco sviluppato fa sembrare posticcia la conclusione del film, un lieto fine quasi forzato, inserito giusto per rimanere all’interno delle convenzioni del genere rom-com. Oltre a questo, anche la questione delle stragi armate viene trattata in maniera piuttosto superficiale, come fosse un tassello puramente strumentale per far andare avanti la storia: qualcosa di estremamente grave che possa mettere in crisi una coppia semi perfetta.
In realtà ci sarebbe uno pseudo-tentativo di analizzare il fenomeno in maniera più sfaccettata, ma Borgli non svela nulla di particolarmente nuovo. Anzi, proprio nei momenti in cui il film ripercorre l’oscuro passato di Emma, il regista sembra voler fare riferimento ad Elephant di Gus Van Sant, non riuscendo però ad essere esaustivo e ad andare nel profondo come quest’ultimo.

Borgli è un regista promettente, con un occhio estremamente disincantato verso la contemporaneità e le sue scorrettezze, stavolta però mancava un po’ di ispirazione e forse coinvolgimento verso la tematica. Con un po’ meno estetizzazione e patinature dei personaggi e più sostanza, il film avrebbe avuto tutte le premesse per funzionare al meglio.
Una vena tanto estetizzante come quella del regista è certamente in grado di funzionare, ma se alla base ci sono già personaggi ben delineati, in grado di esprimere chiaramente il conflitto al centro della narrazione, come già dimostrato in altre occasioni.

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